CANCRO ANO TUMORE ANALE CARCINOMA CANALE ANALE MELANOMA ANO

CANCRO DELL'ANO

Il cancro del margine e del canale anale rappresenta circa l’1% della totalità dei cancri dell'apparato digerente.


I tumori del canale anale rappresentano approssimativamente il 2.5-5% di tutti i tumori del colon. Le forme più comuni (il 90%) sono quelle epiteliali. Le più frequenti sono:




Fattori predisponenti del cancro anale

L’HIV positività e lesioni squamose epiteliali.


Il cancro anale può simulare lesioni benigne molto frequenti come una marisca, cioè un’emorroide collabita, un’emorroide prolassante, una ragade anale cronica o una fistola anale; tali malattie non sono stati pre-neoplastici: infatti, se le lesioni anali comuni, impropriamente spesso considerate minori, avessero una vera tendenza alla degenerazione neoplastica, il cancro dell’ano sarebbe molto meno raro.


Le manifestazioni cliniche dei tumori dell’ano sono spesso tardive e frequentemente il dolore ed il sanguinamento vengono attribuiti dai pazienti a emorroidi o ragadi.


Altri sintomi del cancro anale sono rappresentati dal prurito anale, perdite anali mucosierose o incontinenza fecale.


Il retto funge da contenitore fecale e partecipa all’espulsione delle feci, in accordo con lo sfintere anale.



La diagnosi del cancro anale viene fatta dallo specialista gastroenterologo coloproctologo mediante l’ispezione della regione perianale e l’esplorazione digitale dell’ano e del retto, per valutare dimensioni, sede e relativa fissità del tumore.


Talora l’ispezione anale è insufficiente per la diagnosi e l’esplorazione impossibile per il vivo dolore suscitato. In tali casi, va effettuata la rettoscopia o la colonscopia in sedazione profonda con biopsia della lesione, per la conferma istologica.


Il cancro anale può assomigliare a un’emorroide o a una ragade anale; il melanoma maligno dell’ano è simile a un neo, ed esistono malattie cutanee precancerose, associate al cancro dell’ano e al cancro del colon-retto (la discheratosi di Paget e di Bowen).


Sono molto simili ad altre discheratosi, associate a prurito anale. Altre lesioni anali, che possono dar luogo all’insorgenza di neoplasie, sono i condilomi ed i nevi pigmentati.


La TAC serve per la valutazione del coinvolgimento linfonodale e della diffusione a distanza. L’ecografia endoanale rappresenta il gold standard per esaminare il grado di invasione parietale da parte del tumore ed i rapporti con gli sfinteri anali interno ed esterno, molto importanti per la decisione terapeutica.


Una neoplasia confinata alla sottomucosa viene classificata T1, se è limitata allo sfintere interno viene classificata T2a, se coinvolge lo sfintere esterno viene classificata T2b, se si estende ai tessuti perianali viene classificata T3 e se invade altri organi o strutture (es. vagina, vescica) viene classificata T4.


Il parametro T ecografico rappresenta l’unico fattore predittivo della risposta al trattamento, della incidenza di recidive locali e della sopravvivenza dei pazienti.


La linfoscintrigrafia è una metodica promettente per migliorare la diagnosi di una eventuale linfoadenopatia metastatica.


Le lesioni diagnosticate per tempo e limitate alla sottomucosa possono essere trattate con la sola chirurgia (escissione locale).


Negli altri casi può essere impiegata la Radioterapia con Chemioterapia associata, ed eventualmente una brachiterapia interstiziale. Questi trattamenti portano a completa guarigione.


La chirurgia demolitiva (intervento di amputazione addomino-perineale) rappresenta attualmente un trattamento da riservare alle forme che non hanno risposto alla terapia medica e radiologica.


Follow-up


La mancata risposta al trattamento curativo e le recidive del tumore entro i 5 anni possono raggiungere il 30%.


L’ecografia endoanale è importante nel follow-up dopo terapia per identificare una recidiva, prima che diventi clinicamente evidente, in una fase ancora aggredibile con i trattamenti medici e radioterapici descritti.



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